La leadership dimezzata di Mr. Clegg
Quando parla, Nick Clegg, sembra quello di un tempo, quello che aveva affascinato media e salotti, “hope and change” in stile britannico. Il leader dei liberaldemocratici è lo spettro di quello che era nella sua fantastica campagna elettorale del 2010, il suo partito – al governo con i conservatori – sta scomparendo, e si parla di golpe interno ormai da troppi mesi per poter pensare che siano i soliti rumors. Ieri Clegg ha parlato, a chiusura della convention dei Lib-Dem a Brighton, e ancora è sembrato un leader credibile e quasi forte.

Quando parla, Nick Clegg, sembra quello di un tempo, quello che aveva affascinato media e salotti, “hope and change” in stile britannico. Il leader dei liberaldemocratici è lo spettro di quello che era nella sua fantastica campagna elettorale del 2010, il suo partito – al governo con i conservatori – sta scomparendo, e si parla di golpe interno ormai da troppi mesi per poter pensare che siano i soliti rumors. Ieri Clegg ha parlato, a chiusura della convention dei Lib-Dem a Brighton, e ancora è sembrato un leader credibile e quasi forte, durante quei 37 minuti sul palco (pure se gli specialisti del Guardian dicevano di non averlo mai visto tanto sottotono): ha detto ai suoi di smetterla di comportarsi come se fossero sempre all’opposizione, è ora di crescere, “non siamo il terzo partito del paese, siamo uno dei tre partiti di governo”.
Agli elettori Clegg ha ricordato che “siamo meno peggio di altri”, una stoccata a tutti, soprattutto ai compagni di coalizione – una delle poche a dire il vero. Sarebbe stato facile prendersela con il capo, il premier Cameron, e con tutti quei Tory che chiedono la testa dei Lib-dem dal giorno dopo la nascita del governo di coalizione, ma Clegg non ha ceduto alla tentazione. La convivenza è difficile (e i Lib-Dem hanno la capacità di incaponirsi su battaglie che non vincono mai), ma separarsi ora significa perdere. Clegg ha l’ambizione di restare al governo dopo il 2015 (magari cambiando il marito), ma rischia la disintegrazione prima di allora. E con tutte le guerre velleitarie che ha combattuto, almeno questo obiettivo, Clegg, ce l’ha chiaro: bisogna sopravvivere, accettare compromessi, per non farsi schiacciare a vita dal potere.